1) Creazione di un’Agenzia internazionale per l’Ambiente

 L’istituzione di un Agenzia Internazionale per l’Ambiente ha come scopo quello di favorire una migliore gestione ed un miglior controllo della politica ambientale globale in relazione, anche e soprattutto, all’aggravarsi della crisi ecologica.

 L’Agenzia dovrebbe avere le seguenti funzioni:

  • controllare e monitorare la situazione ambientale mondiale;
  • promuovere e portare avanti delle ricerche, anche con l’aiuto di esperti indipendenti, centri di ricerca ed università, sul reale stato ambientale del pianeta e sull’evoluzione dei grandi ecosistemi terrestri, marini ed atmosferici;
  • progettare delle iniziative globali per la protezione dell’Ambiente e per il suo risanamento;
  • gestire i fondi mondiali per l’ambiente;
  • stabilire degli standard accettabili per quanto riguarda le attività inquinanti;
  • promuovere qualsiasi altra iniziativa utile per la protezione dell’ambiente, inclusa una vasta campagna di educazione ambientale a livello mondiale;
  • pubblicare un rapporto ufficiale ogni tre anni sull’evoluzione ecologica del pianeta.

Questo progetto ha acquisito una valenza politica in vista di “Rio+20” poiché i Governi vorrebbero trasformare l’UNEP in ONUE (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Ambiente, punto 99).

 2) Creazione di una Corte Internazionale per l’Ambiente

 L’idea è quella di trovare a livello internazionale una garanzia diretta a favore del diritto dell’ambiente, inteso come diritto di ogni individuo (garanzia distinta da quella degli Stati).

Esistono già dei tribunali nei singoli Paesi che si occupano di ambiente,  ma l’efficacia dei loro giudizi rimane limitata, in relazione alla natura e dimensione del fenomeno, che in realtà coinvolge l’intero globo (vedi per esempio disastri come quello di Chernobyl, o di Fukushima, ecc.).

Occorre quindi un Tribunale Internazionale dell’Ambiente che tragga la sua forza morale e giuridica, non dagli Stati, ma dai singoli individui, veri titolari di un diritto umano universale. La risposta tradizionale dei Governi, legati al principio di territorialità, appare inadeguata.

L’accelerazione della crisi ecologica mondiale si accompagna a una parallela presa di coscienza collettiva, che supera le tradizionali divisioni politiche, religiose e sociali e che domanda all’ONU non di “mediare” ma di “giudicare” a nome della intera umanità, almeno nei casi più gravi.

Il Tribunale Internazionale dell’Ambiente è dunque una necessità, poiché un diritto fondamentale umano, quale è l’ambiente, non può rimanere senza difesa – secondo regole giuridiche appropriate e riconosciute – a livello internazionale.

L’ICEF propone una strategia comune: accrescere il numero dei Comitati di promozione già esistenti ed arrivare a costituire un Comitato per ogni Paese, in modo da fare pressione insieme sui rispettivi Governi. La sovranità degli Stati ed il ruolo positivo degli ordinamenti nazionali non sono messi in discussione, ma sarebbero invece rafforzati da un livello più alto di collaborazione e da un ordinamento giuridico internazionale dell’ambiente, dotato cioè non solo di norme ma anche di organismi e strumenti capaci di reale applicazione.

Questo progetto di Giustizia internazionale per l’Ambiente è stato recepito nel recente documento politico del Parlamento Europeo in vista di “Rio+20” (Mozione per una Risoluzione, 29 Settembre 2011, punto 101).

Vedi: Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 settembre 2011 

L’ICEF si pone quindi come obiettivi:

  • La creazione di una Corte internazionale ad hoc per le questioni riguardanti i crimini ambientali internazionali, oppure l’inclusione di tali crimini tra le competenze del già costituito Tribunale Penale Internazionale (CPI);
  • La promozione e il sostegno di un Centro internazionale per la prevenzione e gestione dei conflitti ambientali, con adeguato supporto tecnico e tecnologico, come passo intermedio verso la creazione dell’Agenzia e della Corte;
  • Il sostegno e la cooperazione con i Governi nazionali, con UNEP, FAO, UNESCO, il Consiglio d’Europa e l’Unione Europea per studi, ricerche e progetti operativi, in virtù dell’attuazione delle Convenzioni Internazionali Ambientali, con particolare riferimento alle tre Convenzioni Quadro sui cambiamenti climatici, biodiversità e desertificazione;
  • Collaborazione ad iniziative comuni con la comunità scientifica e con le Corti Supreme dei diversi Paesi per individuare e monitorare, all’interno del loro territorio, i casi di danno ambientale, ai fini della loro descrizione oggettiva e corretta e il loro recupero graduale, in sintonia con la possibile cooperazione delle aziende interessate ad un modello di sviluppo realmente sostenibile.